Bivacchi e campeggio libero tra Supramonte e Monte Albo: regole e posti segreti che rispettano la natura

Sono Pietro Murru, nato a Lanusei. Ho imparato i sentieri tra i Tacchi d’Ogliastra e le gole del Flumendosa servendo ai tavoli delle strutture di montagna e, la sera, ascoltando i racconti dei pastori. Oggi accompagno lettori e ospiti lungo crinali calcarei e domus de janas dimenticate. Qui ti spiego come dormire all’aperto tra Supramonte e Monte Albo senza lasciare cicatrici nel paesaggio e senza incappare in multe o fraintendimenti.
Cosa dice la legge: bivacco e campeggio non sono la stessa cosa
In Sardegna il campeggio libero è quasi sempre vietato al di fuori delle aree autorizzate. Il bivacco, inteso come sosta notturna minimale, tenda leggera montata al tramonto e smontata all’alba, senza tavolini né fuochi, è talvolta tollerato. Non è una patente in bianco: contano le ordinanze comunali, i regolamenti del demanio forestale e il buon senso.
Se viaggi in furgone o camper, ricordati che la sosta è regolata dal Codice della Strada. In breve: se il veicolo appoggia solo sulle ruote, senza aprire tendalini, gradini o scarichi a terra, stai sostando, non campeggiando. Ma la sosta resta vietata dove i cartelli lo indicano e, comunque, dune e spiagge sono off limits.
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Itinerari naturalistici tra le rovine nuragiche in Sardegna: scopri i percorsi dove storia e natura si incontrano inaspettatamenteCapitolo fuochi: d’estate non si accende nulla. La Legge quadro sugli incendi boschivi e le ordinanze regionali dichiarano un periodo di massima pericolosità, in genere dall’inizio di giugno a fine ottobre. In quei mesi sono vietati fuochi, bracieri e fornelli a fiamma libera nelle aree boscate e a distanza di sicurezza da esse. Anche fuori stagione, valuta sempre vento, vegetazione e distanza da ovili e boschi.
Dove è realistico farlo senza sbagliare
Tra Supramonte e Monte Albo, le terre sono a mosaico: proprietà private, pascoli, demanio forestale e siti archeologici. La regola d’oro è semplice: informati prima. Comune e uffici territoriali ti diranno se esistono divieti stagionali o aree di sosta. In demanio forestale gestito o vigilato, l’autorizzazione va chiesta con anticipo; le aree picnic non sono campeggi e spesso vietano il pernottamento.
Nei territori di Oliena, Dorgali, Urzulei, Baunei, Orgosolo, Lula, Siniscola, Lodè e Bitti, le ordinanze cambiano in base a stagione e rischio incendi. Se l’accesso parte da una strada campestre, informati anche sulle limitazioni al transito. In proprietà privata il permesso del pastore o del proprietario è indispensabile: bussa alla porta, spiega l’itinerario, lascia un contatto.
Evita a priori siti archeologici, ingressi di grotte, aree di nidificazione e cigli di falesia. Sui litorali il campeggio e il bivacco sono vietati: non è questione di stile, è legge. In montagna, invece, si può ragionare: la chiave è restare invisibili e non occupare spazi utili al lavoro dei pastori.
Posti discreti: idee e criteri, non coordinate
Non darò coordinate GPS: funzionano per un weekend e rovinano un luogo per anni. Ti lascio invece criteri e idee. Se ragioni così, troverai il posto giusto senza calpestare quello degli altri.
- Praterie carsiche sotto il Corrasi, lato Oliena: i piani aperti di quota, lontano dalle falesie e dai sentieri più battuti, offrono spiazzi di roccia dove una tenda bassa scompare. Arriva tardi, parti presto, zero fuochi e massima discrezione.
- Crinali di Monte Albo tra Punta Catirina e Turudò: sulle dorsali bianche si aprono piazzole pietrose riparate da ginepri bassi. Qui il maestrale è di casa: usa picchetti da roccia, cordini e scegli teli dai colori naturali.
- Fasce alte sopra la Codula di Luna, solo con permessi del Comune di Baunei e rispettando i divieti locali: alcune piattaforme rocciose già usate dalle guide permettono un bivacco leggero, senza lasciare traccia. Se non conosci le regole del posto, rinuncia.
- Vallette carsiche del versante di Lula e Bitti: tra le aree di pascolo e leccio rado, cerca fondi già compattati dove non crescono erbe nuove. Lontano da ovili, muretti, piste di servizio e sorgenti.
- Alture di Siniscola, lato mare, ma internamente: quando il vento cala, i dossi retrostanti le creste offrono ripari naturali. Evita avvallamenti umidi e canaloni, che di notte incanalano il freddo.
La regola che funziona sempre? Se un luogo “chiede” di essere lasciato com’è, ascoltalo. Come quando entri in una stanza perfettamente ordinata: non appoggi le scarpe sul tavolo, giusto?
Come prepararsi: zaino leggero e testa fredda
Punta a uno zaino tra 8 e 12 chili per una notte. Tenda monoparete o tarp basso, sacco adatto alla stagione (tra 0 e 5 gradi nelle mezze stagioni montane), materassino isolante, frontale con batterie cariche e un piccolo kit riparazioni. In roccia calcarea, i picchetti classici fanno poco: meglio cordini e sacchetti da riempire di pietre.
Acqua: qui è oro. Non fidarti delle carte: le sorgenti stagionali spesso sono asciutte. Porta almeno 2-3 litri a testa, un filtro o pastiglie e una borraccia d’acciaio per scaldare acqua su fornello a cartuccia solo dove e quando consentito. Cibo semplice, senza imballaggi superflui; sacchetti per riportare a valle tutto, anche gli scarti organici se non puoi interrarli correttamente.
Cartografia: combina mappa cartacea 1:25.000 e tracce affidabili sul GPS del telefono. Power bank, fischietto, coperta termica: li dimentichi finché non servono. Funziona come quando prepari la spesa per un lungo ponte: meglio partire con l’essenziale giusto che con l’inutile in più.
Acqua, vento, roccia: cosa aspettarti tra Supramonte e Monte Albo
Il calcare beve: dopo un acquazzone, i corsi d’acqua spariscono in poche ore. Le pozze chiare possono essere effimere o inquinate da animali: filtra sempre. Di notte il maestrale può salire all’improvviso; scegli ripari sottovento e verifica i tiranti prima di dormire.
La roccia taglia: guanti leggeri per maneggiare pietre e scarponi con suola scolpita aiutano su ghiaioni mobili. Fauna: capre curiose e cinghiali opportunisti. Distanza da ovili e ricoveri, cibo chiuso in sacca stagna, niente briciole in giro. Le luci attirano insetti e disturbano gli animali: schermale.
Minimo impatto: le regole d’oro
- Niente fuochi. Nemmeno “piccoli”. Il calcare annerito resta per anni.
- Montare al tramonto, smontare all’alba. La notte è degli animali e di chi lavora presto.
- Stare a distanza: almeno 70 metri da corsi d’acqua, 150 da ovili e ricoveri, fuori da siti archeologici e ingressi di grotta.
- Bagni: scava una piccola buca, profonda 15-20 cm, lontano dall’acqua. Carta e assorbenti si portano a valle.
- Stoviglie: mai nelle sorgenti. Usa una bacinella e disperdi l’acqua lontano dai ruscelli.
- Gruppi piccoli e teli mimetici nei colori della roccia o del bosco.
- Non spostare pietre storiche, muretti o omini: sono orientamenti o recinti, non souvenir.
Pianifica l’uscita: meteo, permessi, sicurezza
Controlla meteo e bollettino incendi della Regione prima di partire. Lascia l’itinerario a una persona di fiducia e concorda un orario di rientro. La copertura telefonica è a chiazze: portati la traccia offline e segnati una via di fuga. Se incontri un pastore, saluta e spiega cosa stai facendo: spesso un consiglio locale vale più di qualsiasi app.
Infine, ricordati che il bivacco è un patto di fiducia. Se lo rispetti, la montagna ti restituisce notti stellate e silenzi puliti. Se lo tradisci, si chiuderanno cancelli e strade per tutti. Vale qui come nella vita: ciò che lasci dietro di te parla più di mille parole.

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