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Cosa visitare nell’Oasi di Tepilora? Sentieri panoramici poco conosciuti per immergersi tra fiumi e foreste

📅 15 Agosto 2026✍️ di Aurora Lai⏱️ 5 min di lettura

L’oasi verde che unisce Baronia e Montacuto è un mosaico di fiumi, laghi e foreste sempreverdi. Qui, tra Bitti, Lodè, Torpè e Posada, il silenzio del leccio incontra il respiro lento del Rio Posada. Da cagliaritana cresciuta tra lagune e sentieri, vi porto su percorsi poco battuti dove fotografia, natura e panorami si stringono la mano.

Come arrivare e cosa vedere nell’Oasi di Tepilora?

L’Oasi di Tepilora si raggiunge in auto dalla SS131 d.c.n. con uscite per Posada e Torpè, poi strade provinciali ben segnalate. I punti d’interesse principali sono le foreste di Usinavà e Crastazza, il Rio Posada con il lago Maccheronis e alcuni belvederi sulla Baronia. L’area è parte della Riserva della Biosfera “Tepilora, Rio Posada e Montalbo” UNESCO.

Il perimetro protetto si sviluppa per circa 8.000 ettari e abbraccia valloni granitici, sugherete, leccete e zone umide. I centri visita e le case forestali di Crastazza e Usinavà sono ottime basi per partire. Il riconoscimento nell’ambito del Programma MAB e la presenza di habitat della Rete Natura 2000 spiegano la ricchezza faunistica: poiane, falchi pellegrini, martin pescatore e, lungo il basso corso del fiume, aironi e folaghe.

Qual è il periodo migliore per visitarla e con quali condizioni meteo?

Primavera e inizio autunno offrono clima mite, fioriture e corsi d’acqua più generosi. In estate meglio partire all’alba e privilegiare i tratti ombrosi o vicini al fiume. L’inverno è perfetto per luce limpida e cascate in piena, ma servono strati caldi e scarponi impermeabili.

Tra marzo e maggio il sottobosco profuma di cisto e corbezzolo, e i torrenti sono vivaci. A settembre-ottobre l’aria frizzante e i colori del sughero regalano fotografie pulite. In caso di allerte meteo o rischio incendi, alcuni tratti possono essere chiusi: verificate sempre gli avvisi comunali e forestali prima di mettervi in cammino.

Quali sentieri panoramici poco conosciuti meritano davvero?

Tre percorsi spiccano per varietà e silenzio: l’anello Usinavà–Crastazza, gli argini del Rio Posada fino al lago Maccheronis e la salita a Punta Cupeti dal versante di Lodè. Sono itinerari accessibili, con dislivelli moderati e passaggi ben leggibili. Offrono scorci su mare e montagne, con incontri frequenti di avifauna.

Scegliete in base alla stagione e al tempo a disposizione: l’anello di foresta è ideale quando fa caldo, il fiume per famiglie e birdwatching, la vetta per giornate terse dopo il maestrale. Ricordate acqua, cappello, mappa offline e rispetto della segnaletica.

Che cos’è l’anello Usinavà–Crastazza e perché vale il viaggio?

È un giro ad anello di circa 10-12 km tra le foreste demaniali, con 350-450 m di dislivello positivo. Si cammina tra lecci e sughere, con graniti modellati e belvederi naturali. È ideale in primavera ed estate grazie all’ombra costante.

Si parte dalla Casa forestale di Crastazza (comune di Lodè), seguendo piste forestali e vecchie mulattiere. I tratti più belli alternano gallerie di leccio, spiazzi di sughera e massi arrotondati che aprono scorci sul lago Maccheronis e la costa di Posada. Sotto i rami, cercate le tracce di volpe e cinghiale; in quota, occhi in su per poiana e nibbio reale. Il fondo è misto terra-granito: servono scarponi con buona suola e bastoncini se non siete allenati.

Segnaletica: bianco-rosso nei bivi principali, paline forestali nei crocevia. Portate 1,5 litri d’acqua a persona e una felpa anche d’estate: l’ombra mantiene fresco. Lasciate tutto come lo trovate e non accendete fuochi: la prevenzione è parte dell’esperienza.

Si può camminare lungo il Rio Posada fino alla diga di Maccheronis?

Sì, il percorso lungo fiume tra Torpè e il lago Maccheronis offre 5-6 km complessivi andata e ritorno, quasi pianeggianti. È adatto anche a famiglie e a chi vuole fotografare aironi e martin pescatore. Nei periodi di piene o lavori in diga, alcuni tratti possono essere temporaneamente interdetti.

Dal ponte a monte di Torpè si scende sugli argini, seguendo tracce e piste sterrate che costeggiano canneti e lanche. La luce migliore è al mattino, con riflessi verdi e blu sul corso d’acqua. Il suono dell’acqua guida verso la base della diga Maccheronis, dove il fiume si allarga in un bacino artificiale incorniciato dal granito. Lungo il tragitto sono frequenti le soste di birdwatching: portate binocolo e, se fotografate, un tele da 300 mm in su.

In estate alcuni operatori locali offrono uscite in kayak o sup su tratti consentiti del fiume e del lago: informatevi e prenotate in anticipo. Evitate le sponde in caso di piena o dopo forti piogge; non oltrepassate i cartelli di divieto in prossimità delle opere idrauliche.

Dove trovare il panorama più ampio: è difficile salire a Punta Cupeti?

Punta Cupeti (circa 1.029 m) domina Lodè e la Baronia con vista che spazia dai rilievi interni al mare. L’itinerario più battuto dal versante di Lodè richiede 3-4 ore a/r e 500-600 m di dislivello. È un’escursione di livello E: servono passo sicuro, scorta d’acqua e meteo stabile.

Dal paese si imbocca una pista in direzione nord-est e poi una traccia più ripida su rocce granitiche e pascoli aridi. In alto, il vento pulisce l’orizzonte: si distinguono Capo Comino, le foci del Posada e, nelle giornate limpidissime, il profilo di Tavolara. Cupeti ricade nell’area della Riserva della Biosfera UNESCO “Tepilora, Rio Posada e Montalbo”: è ai margini dell’oasi forestale ma consente di abbracciarla con lo sguardo. Meglio evitare nebbia e giornate di scirocco; su terreno bagnato, le lastre granitiche diventano scivolose.

Servono guide, permessi o pagamenti per i sentieri?

Per i sentieri escursionistici interni all’oasi non sono previsti ticket d’ingresso ordinari. Alcune attività, come canoa sul lago o visite in aree regolamentate, richiedono prenotazione con guide autorizzate. In estate possono vigere limitazioni temporanee per il rischio incendi e lungo le infrastrutture idrauliche.

Le regole di tutela si ispirano alla pianificazione regionale e nazionale delle aree protette e agli standard della Rete Natura 2000. Valgono le buone pratiche: non uscire dai tracciati, niente fuochi, cani al guinzaglio, riportare indietro i rifiuti. Se siete in gruppo, preferite guide locali: oltre alla sicurezza, scoprirete storie di stazzi, antiche carbonaie e nuraghi isolati che il cartello non racconta.

Domande rapide

  • Ci sono fonti d’acqua lungo i sentieri? Poche e stagionali: portate sempre riserva personale.
  • Posso percorrere i trail in MTB? Sì su piste forestali autorizzate; evitate mulattiere erose e tratti sensibili.
  • È adatta ai bambini? Il Rio Posada sì; l’anello di foresta solo per bimbi abituati a camminare.
  • Copertura telefonica? Discontinua: scaricate mappe offline e avvisate del rientro.
  • Miglior ora per fotografare? Alba sul fiume, tardo pomeriggio in foresta, metà mattina in vetta.

Aurora Lai

Aurora è nata a Cagliari e ha trascorso la giovinezza esplorando le lagune e le coste sarde con la sua famiglia, tra escursioni e birdwatching. Appassionata di fotografia naturalistica e sentieri poco battuti, scrive articoli per incoraggiare i lettori a scoprire angoli nascosti dell'isola con rispetto.