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Trekking sulle dune di Piscinas: attraversare il deserto sardo e sentirsi in un altro mondo

📅 17 Agosto 2026✍️ di Giulia Sedda⏱️ 4 min di lettura

Sì: in Sardegna esiste un “deserto” che si attraversa a piedi. Le dune di Piscinas offrono cammini brevi e medi su sabbia mobile, tra mare, vento e silenzi d’Africa. Qui trovi come arrivare, quando andare e tre percorsi chiave per orientarti subito.

In sintesi:

  • Dove: Costa Verde, Arbus (SU)
  • Quando: primavera e tarda estate; tramonto top
  • Percorsi: 3 itinerari tra 3,5 e 12 km
  • Difficoltà: E su sabbia, richiesta buona forma
  • Tutela: sito Rete Natura 2000; restare sui passaggi già tracciati

Perché questo luogo è diverso

Dune alte fino a 60 metri, modellate dal Maestrale. Un sistema vivo, che cambia ogni stagione.

Vegetazione pioniera (elianti e giaggioli di mare) tiene insieme la sabbia; oltre, macchia mediterranea e le reliquie del passato minerario.

Il contrasto è netto: sabbia, oceano di ginepri, ruderi industriali. Un’aula a cielo aperto di geografia e memoria.

Come arrivare e tempi migliori

Accesso: da Arbus verso Ingurtosu, poi sterrata finale (fondo variabile). Guida prudente; in caso di piogge, informati sulle condizioni.

Parcheggi: aree presso la spiaggia; in alta stagione spesso a pagamento. Rispetta le zone interdette alle auto.

Stagione: marzo-giugno e settembre-ottobre. In estate, calore e riflesso della sabbia aumentano lo sforzo.

I tre percorsi da non perdere

Indicazioni basate su tracce di camminatori, non segnaletica ufficiale. La sabbia si muove: verifica sempre sul posto.

Itinerario Km Dislivello Tempo Difficoltà Note
Anello delle dune centrali 6 +180 m 2-2,5 h E (sabbia) Ideale per prime luci/tramonto
Costa e miniere di Ingurtosu 12 +260 m 4-5 h E Passaggi su piste sabbiose e calette
Tramonto sulla cresta morbida 3,5 +120 m 1,5 h E Vista ampia; rientro con luce residua

1) Anello delle dune centrali

Parti dalla spiaggia e risali dolcemente lungo i canali di sabbia già segnati dal passaggio umano.

Evita le crestine vegetate e i ciuffi di ammofila: sono l’ossatura dell’ecosistema. Scorci continui sul mare.

Rientra chiudendo l’anello sul bordo retro-dunale, più stabile e riparato.

2) Costa e miniere di Ingurtosu

Dal litorale verso sud-est, segui piste sabbiose e tratti di macchia. Le strutture minerarie appaiono come miraggi di ferro e mattoni.

È l’itinerario più “storico”: prepara acqua e una traccia GPS. Rientro sulla battigia con la luce lunga del pomeriggio.

3) Tramonto sulla cresta morbida

Breve uscita serale: saliscendi su linee sinuose, soste fotografiche e rientro prima del buio.

Ideale con vento moderato, quando il Maestrale disegna la pelle della sabbia a onde.

Regole d’oro: sicurezza e tutela

  • Restare sui passaggi sabbiosi già evidenti. Niente passi su vegetazione o creste fresche.
  • Niente droni dove vietati e zero fuochi. Rispetta la fauna crepuscolare.
  • Acqua: 1,5-2 litri a persona per itinerari brevi; 3 litri per il percorso più lungo.
  • Sole: cappello, crema, occhiali. Calzature chiuse; ghette leggere consigliate.
  • Orientamento: la morfologia cambia. Usa mappa offline o traccia GPS; segnala l’itinerario a qualcuno.

Attenzione:

  • Le dune sono dinamiche. Dopo mareggiate o venti forti, i camminamenti cambiano.
  • Periodo riproduttivo di specie protette: rimani su battigia e sentieri indicativi.

Meteo e vento: capire il Maestrale

Il Maestrale è il regista di queste forme. Con raffiche forti riduce visibilità e affatica il passo.

Con vento teso, pianifica un percorso più corto e usa foulard o buff per naso e bocca. Sabbia e sale disidratano.

Dopo pioggia, la sabbia è più compatta: progressione più facile e impronte più leggibili.

Checklist zaino essenziale

  • Scarpe chiuse con suola scolpita; ghette leggere.
  • Acqua e sali; snack ad alto contenuto salino e lipidico.
  • Strati leggeri anti-vento; k-way compatto.
  • Mappa offline/GPS; powerbank; luce frontale.
  • Sacco per rifiuti; telo microfibra; pinzetta per spine.

Miniere e voci locali

Tra dune e mare, i resti dei cantieri di Ingurtosu e Naracauli raccontano una stagione di lavoro durissima.

«Mio nonno scendeva in galleria prima dell’alba. Oggi accompagno chi cammina a leggere questo paesaggio con rispetto», mi dice Mauro, appassionato di storia mineraria di Arbus.

Il trekking qui è anche educazione alla memoria. Ogni rovina è una pagina: guardare sì, salire no.

Pausa di gusto: il piatto al rientro

La cucina della Costa Verde è mare e macchia. Per chiudere la giornata:

  • Fregula con arselle: tostata, brodo di pesce, vongole locali, prezzemolo.
  • Insalata di pomodori e finocchietto per reintegrare sali e freschezza.

Ricetta lampo (3 mosse)

  1. Apre le vongole in padella con olio e aglio.
  2. Tosta la fregula, bagna con brodo e porta a cottura.
  3. Unisci le vongole, prezzemolo, un filo d’olio crudo.

Domande rapide

Serve guida? Utile per ecosistemi fragili e storia mineraria. Per i percorsi semplici, esperienza su sabbia e orientamento sono indispensabili.

Si può fare a piedi nudi? Solo tratti brevi in battigia. Per le dune: scarpe chiuse.

Foto: meglio mattino presto o golden hour. Evita i flash sulla fauna.

Prima di partire:

  • Controlla bollettino vento e temperature.
  • Scarica la mappa offline.
  • Comunica itinerario e rientro stimato.

Camminare qui significa accettare ritmo lento e regole chiare. La ricompensa è una sensazione di altrove a pochi chilometri dai monti sardi, dove sabbia e memoria scrivono ancora la stessa storia.

Giulia Sedda

Dopo anni trascorsi come guida ambientale tra i monti del Gennargentu, Giulia si è dedicata alla divulgazione scrivendo di escursioni, parchi marini e cucina di territorio. È affascinata dalle storie degli abitanti e integra le sue esplorazioni con interviste e ricette tradizionali.