Quali sono i percorsi meglio segnati per il trekking sul Monte Linas? Evita errori di orientamento con questa guida semplice

Ho imparato a conoscere il Monte Linas durante le estati che trascorrevo nelle campagne del Campidano, quando ancora i sentieri di questa montagna non erano segnati come oggi. Ogni volta che accompagno escursionisti tra questi percorsi, noto sempre la stessa difficoltà: trovare il tracciato giusto quando ci si allontana dai punti di partenza principali. In questi anni di reportage su itinerari naturalistici della Sardegna, ho raccolto le esperienze di chi si è perso, di chi ha trovato scorciatoie azzardate e di chi ha scoperto i veri gioielli nascosti. Oggi voglio condividere con voi una guida pratica ai percorsi meglio segnati del Monte Linas, quella montagna che domina l’orizzonte di gran parte della provincia del Medio Campidano e che merita di essere esplorata con consapevolezza.
I sentieri principali: dove l’orientamento è garantito
Il Monte Linas raggiunge i 1236 metri di altitudine e offre tre percorsi ben strutturati che partono da altrettanti punti di accesso. Il sentiero più battuto e meglio marcato parte dal paese di Gonnosfanadiga, risale verso la vetta attraverso un bosco di lecci e roverelle. È un percorso di circa tre ore da fare in entrambi i sensi, con dislivello contenuto attorno ai 500 metri. La segnaletica qui è regolare: vernice bianca e rossa sui massi, frecce direzionali ogni 200 metri circa.
Un lettore mi ha scritto di recente chiedendomi quale fosse il percorso “più tranquillo per chi non ha esperienza”. Ho consigliato proprio questo, perché difficilmente potete sbagliare strada. I cartelli di legno sono posizionati ai principali bivi, e durante la stagione estiva il passaggio di molti escursionisti mantiene il tracciato pulito e facilmente riconoscibile.
Potrebbe interessarti anche
Itinerari naturalistici tra le rovine nuragiche in Sardegna: scopri i percorsi dove storia e natura si incontrano inaspettatamente
Cosa visitare nell’Oasi di Tepilora? Sentieri panoramici poco conosciuti per immergersi tra fiumi e foreste
Feste tradizionali sarde in primavera: la guida alle celebrazioni da vivere con la gente del posto
Dove si trova la migliore seadas tradizionale? Il locale storico dove il miele cambia tuttoIl secondo sentiero notevole parte da Arbus, dalla zona della Giara di Piscinas. Questo è più selvaggio e meno frequentato, ma comunque ben segnato. Il dislivello è superiore, circa 700 metri, e il tempo di salita arriva a quattro ore. La vegetazione qui è più rigogliosa, con querce da sughero e ginepri. La vista finale sulla costa del Sulcis ripaga della fatica.
Gli errori comuni che ho visto commettere
In questi anni ho notato che la maggior parte dei problemi di orientamento accade nel momento in cui gli escursionisti si improvvisano sul territorio. Il primo errore è quello di pensare che uno smartphone con GPS sia sufficiente: la batteria si scarica più velocemente in montagna, e quando la segnale cala—come accade frequentemente su questi rilievi—vi ritrovate al buio.
Mi è capitato di recente di incontrare una coppia che aveva tentato una “scorciatoia” dal sentiero principale verso la vetta, attirati da quello che sembrava un passaggio naturale tra i massi. Non avevano cartina, non avevano informato nessuno del loro percorso, e dopo quaranta minuti si erano ritrovati in una zona con pareti rocciose impraticabili. Fortunatamente erano a portata di voce e abbiamo potuto coordinarci, ma l’episodio mi ha ricordato quanto sia cruciale rispettare la segnaletica.
Un secondo errore ricorrente riguarda la sottovalutazione dei tempi. Molti calcolano il percorso come se fosse una passeggiata in pianura. Il sentiero del Linas ha pendenze che non sembrano estenuanti, ma su 700 metri di dislivello accumulano fatica significativa, specialmente nelle ore centrali di una giornata estiva quando la temperatura supera i 30 gradi.
Come orientarsi quando la segnaletica manca
Purtroppo, non tutti i sentieri del Monte Linas sono uguali. Oltre ai tre principali, ci sono varianti, deviazioni e antichi percorsi che la manutenzione non raggiunge sempre con regolarità. Se decidete di avventurarvi in zone meno battute, portate con voi una Cartografia topografica|carta topografica aggiornata—non basta quella generale, servono le 1:25000 per leggere i dettagli del terreno.
Imparate a usare la bussola prima di salire. Sembra un consiglio datato in era di GPS, ma quando il dispositivo non funziona, sapere dove è il nord vi permette almeno di non camminare in cerchio. Osservate il sole: al mattino sorge a est, al pomeriggio scende a ovest. Se vi perdete e vi rendete conto che il sole si muove nella direzione sbagliata rispetto alla vostra memoria, fermatevi subito e ripercorrete i vostri passi.
Una pratica che insegno sempre è quella di marcare il percorso. Se vi allontanate dal sentiero principale per esplorare, lasciate tracce visibili—non dico di danneggiare la natura, ma un sasso spostato, un ramo spezzato nella direzione del ritorno, vi aiutano a non fare l’errore di chi prosegue dritto quando avrebbe dovuto voltare.
La stagione giusta e l’attrezzatura minima
Vi parlerò di quello che ho osservato durante i miei tanti soggiorni sulle montagne sarde. Il Monte Linas è percorribile tutto l’anno, ma i periodi migliori sono l’autunno e la primavera. Durante l’estate, la mancanza di ombra per buona parte del tracciato e l’assenza di fonti d’acqua lo rendono impegnativo. Ho visto escursionisti scendere esausti non per la difficoltà fisica, ma per la disidratazione.
Portate almeno due litri d’acqua per persona. Indossate abbigliamento a strati: in partenza al fondovalle può fare 25 gradi, ma in vetta scende di 10 gradi. Le scarpe devono avere una buona tenuta dei piedi, perché il terreno è roccioso e irregolare. Un bastoncino da trekking non è scontato, ma vi aiuta a scaricare il peso sulle ginocchiate in discesa.
Comunicate sempre il vostro itinerario: dite a qualcuno dove andate, a che ora prevedete di tornare, quale sentiero seguirete. Se non tornate entro due ore dal vostro orario stimato, almeno chi vi aspetta sa dove iniziare a cercare.
Oltre il percorso: il Monte Linas come esperienza
Quello che mi piace del Monte Linas è che non è solo una sfida di trekking. È il luogo dove le Biodiversità|biodiversità sarda si concentra in uno spazio relativamente piccolo: dalla macchia mediterranea alle roverelle, dagli endemismi vegetali ai grifoni che planano sulle termiche. Se avete una guida Ornitologia|ornitologica minima, portate binocoli.
E dopo la salita, se arrivate al tramonto, scoprirete perché i miei antenati che lavoravano negli agrituristi del Campidano raccontavano storie di questo monte come sentinella della terra. Il panorama abbraccia il Campidano, la costa, le colline dell’interno. Viene naturale fermarsi lì in silenzio, prima di scendere.
Seguite le segnaletica, portatevi una cartina, comunicate i vostri movimenti, e il Monte Linas diventerà il percorso senza sorprese che meritate, non l’avventura improvvisata dove perdersi.

Itinerari naturalistici tra le rovine nuragiche in Sardegna: scopri i percorsi dove storia e natura si incontrano inaspettatamente
Cosa visitare nell’Oasi di Tepilora? Sentieri panoramici poco conosciuti per immergersi tra fiumi e foreste
Feste tradizionali sarde in primavera: la guida alle celebrazioni da vivere con la gente del posto
Dove si trova la migliore seadas tradizionale? Il locale storico dove il miele cambia tutto