Come arrivare a Cala Goloritzé tramite i sentieri escursionistici? L’errore da evitare per non sbagliare percorso

Quando penso a Cala Goloritzé, rivedo le albe sul Golgo con mio nonno, pastore testardo e paziente. Mi indicava le linee del Supramonte come fossero rughe di un volto amato, e mi insegnava a “leggere” i sentieri prima ancora di percorrerli. Oggi quel tratto di costa ogliastrina è diventato un’icona mondiale, ma resta un luogo che merita di essere raggiunto nel modo giusto: con passo consapevole, rispetto delle regole e una piccola mappa mentale per evitare l’errore più comune che, ancora oggi, fa deviare decine di escursionisti dal percorso corretto.
Da dove si parte davvero: Golgo, Su Porteddu e segnaletica
L’accesso escursionistico più semplice e sicuro a Cala Goloritzé parte dall’altopiano del Golgo, nel territorio di Baunei. Il punto di riferimento è Su Porteddu, area di sosta con parcheggio (a pagamento nella bella stagione) e servizi essenziali. Da qui ha inizio il sentiero ufficiale, segnalato con paline in legno e vernice bianco-rossa sugli sassi. Non servono capacità alpinistiche, ma attenzione, scarpe da trekking con suola scolpita e scorta d’acqua abbondante sì.
Il tracciato si sviluppa su un fondo misto di terra, pietrisco e roccette, con pendenze variabili. In discesa la progressione è fluida, ma la vera prova arriva al rientro: il dislivello positivo si fa sentire, soprattutto nelle ore calde. Secondo i dati diffusi dagli operatori locali e dalle associazioni escursionistiche, i tempi medi sono di circa 1 ora–1 ora e 30 per scendere e 1 ora e 45–2 ore e 30 per risalire, in base alla forma fisica e alle soste.
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Negli ultimi anni ho parlato con decine di viaggiatori che, pur partiti bene da Su Porteddu, hanno “perso” Cala Goloritzé per seguire piste secondarie o tracce GPS non aggiornate. L’errore classico avviene a metà percorso: si tira dritto verso un belvedere panoramico sopra l’Aguglia (la celebre guglia calcarea) credendo di scendere in spiaggia, ma ci si ritrova bloccati su cenge alte e macchia fitta, senza sbocco sul mare.
Il punto critico coincide con un bivio non evidente, in un tratto dove la discesa si addolcisce e la valle (baccu) si apre. Qui la tentazione è seguire la linea più marcata verso destra, attratti da un varco di luce e dal richiamo del blu. Invece il percorso ufficiale piega a sinistra e poi riprende a scendere a tornanti nel greto, mantenendo la logica del canalone. I cartelli in legno aggiornati aiutano, ma è facile farsi distrarre. Se incroci un cartello “Cala Goloritzé – Spiaggia” e un altro “Belvedere/Aguglia”, scegli la direzione spiaggia: continuare per il belvedere significa restare in quota. Da lì, scendere è vietato e pericoloso.
Il consiglio pratico: fidati prima della segnaletica ufficiale e della morfologia del terreno, poi del GPS. Molte vecchie tracce caricate online contengono varianti da cacciatori o mulattiere storiche che non portano alla cala. Il sentiero corretto resta sempre sul lato del baccu, entra nel greto e, nell’ultimo tratto, si infila tra pareti di calcare e lecci contorti fin quasi al mare.
Percorso passo-passo: distanze, riferimenti e morfologia
Dal parcheggio di Su Porteddu imbocchi la carrareccia in leggera discesa. Dopo un primo tratto ombreggiato tra ginepri e cisti, una palina indica l’innesto nel sentiero vero e proprio. Si alternano traversi e tornanti, con qualche passaggio su roccia levigata: bastoncini leggeri possono aiutare, soprattutto al rientro.
- Primo terzo: discesa regolare, fondo terroso e pietroso, ampie vedute sulla testata del baccu.
- Tratto centrale: il sentiero si stringe, entra tra i lecci e comincia a disegnare tornanti. Tieni d’occhio i segni bianco-rossi e le pietre omini (ometti) ufficiali vicino alle paline.
- Bivio critico: segui “Spiaggia – Cala Goloritzé”. Evita le tracce più comode che portano verso il bordo della valle e al belvedere.
- Ultimo terzo: entri nel greto, la roccia affiora di più, la pendenza aumenta a tratti. Si avverte il fruscio del mare. L’Aguglia compare alla tua sinistra, imponente.
Nel complesso, la distanza andata e ritorno è di poco superiore ai 7 chilometri, con un dislivello di alcune centinaia di metri. Non sono numeri da ultratrail, ma la combinazione di sole, calcare e risalita compatta richiede testa lucida e idratazione continua. Le giornate di maestrale possono rendere il mare più mosso, ma il sentiero resta percorribile: prudenza sulle pietre lucide.
Numero chiuso, prenotazioni e regole: come funziona
Cala Goloritzé è “monumento naturale” e rientra nelle finalità di tutela ambientale armonizzate con la rete europea Rete Natura 2000. Per questo l’accesso via terra è regolato da un sistema di prenotazione con ticket giornaliero. Il Comune di Baunei, attraverso la propria piattaforma ufficiale e l’app dedicata, gestisce le quote per preservare l’ecosistema e garantire un’esperienza sostenibile. Secondo le linee guida comunali e le buone pratiche europee, la capienza giornaliera è contingentata: verifica sempre disponibilità e orari di accesso prima di partire.
Qualche regola da ricordare, in sintesi:
- Accesso su prenotazione e ticket: acquistali in anticipo nelle giornate di alta stagione.
- Divieto di campeggio e fuochi: vale lungo il sentiero e in spiaggia, con particolare attenzione al periodo di massima allerta incendi.
- Rifiuti: “porta via ciò che porti”, inclusi mozziconi e imballaggi; non esistono cestini in spiaggia.
- Musica e droni: non disturbare la fauna né gli altri visitatori; l’uso di droni è subordinato a normative nazionali e locali.
- Accesso dal mare: l’approdo con barche e gommoni è interdetto nelle immediate vicinanze della cala; le unità devono rispettare il corridoio di boe e le distanze di sicurezza.
Secondo le indicazioni divulgate dagli enti di tutela e dagli operatori locali, queste misure hanno ridotto l’erosione e la pressione antropica sulla spiaggia, migliorando al contempo la fruizione. Ricorda: i controlli ci sono, le sanzioni pure.
Quando andare: stagioni, orari e microclima del Supramonte
La primavera e l’autunno sono i periodi ideali. In estate la discesa all’alba o nel tardo pomeriggio è una scelta saggia: si cammina meglio e la luce radente regala cromie stupende su Aguglia e arco naturale. In inverno il sentiero è percorribile, ma dopo piogge intense il greto può risultare scivoloso: valuta bene meteo e luce disponibile.
Porta almeno 2 litri d’acqua a persona nella bella stagione (più, se non sei allenato). Il sole picchia sul calcare e il riverbero accentua la disidratazione. Cappello, crema solare e una maglia tecnica leggera faranno la differenza. Secondo i bollettini diffusi dalla Protezione Civile, nelle giornate con ondate di calore o rischio incendi elevato possono scattare limitazioni: informati prima di muoverti.
Equipaggiamento e sicurezza: la check-list essenziale
Non serve attrezzatura alpinistica, ma il sentiero non è una passeggiata urbana. Scarpe da trekking con suola incisa, zaino leggero, acqua e sali, snack energetici, kit di primo soccorso, telefono carico con mappa offline e batteria di riserva. I bastoncini sono utili nella risalita. Evita ciabatte e infradito: le userai, al massimo, solo in spiaggia.
Segnale telefonico: intermittente. In caso di emergenza, chiama il 112/118 e fornisci indicazioni chiare sul punto del sentiero (tornante in greto, bivio cartellato, vista su Aguglia ecc.). I tempi di soccorso in ambiente carsico possono essere più lunghi: prevenire resta la miglior forma di sicurezza.
Come orientarsi senza sbagliare: mappa mentale in tre passaggi
Per non cedere all’errore più diffuso, memorizza questa semplice sequenza:
- Scendere sempre “dentro” il baccu: il sentiero buono tende a cercare il canalone, non il bordo panoramico.
- Al bivio di metà percorso, segui la freccia per “Spiaggia – Cala Goloritzé”, evitando l’opzione belvedere.
- Nell’ultimo tratto, il fondo diventa più roccioso e il suono del mare aumenta: sei nella direzione giusta.
Se ti ritrovi in un punto esposto senza segnaletica recente o noti che la traccia si assottiglia nella macchia, fermati, torna all’ultima palina utile, non improvvisare cenge o canalini. Le varianti “per dritto” possono apparire intuitive, ma portano spesso a un nulla di fatto sopra la cala.
Spiaggia e mare: cosa aspettarsi una volta giù
Arriverai su un arenile di ciottoli bianchi levigati, con acque turchesi di una trasparenza quasi irreale. La vista sull’Aguglia è una di quelle che non stancano mai. Non troverai chioschi né servizi: fa parte del patto di bellezza e tutela. Secondo le linee guida europee per gli habitat costieri, limitare le infrastrutture su cale iconiche riduce l’impatto e conserva la qualità ecologica nel lungo periodo.
Snorkeling splendido lungo i lati rocciosi, corrente generalmente moderata ma da non sottovalutare quando il mare si increspa. Ricorda che l’area di mare antistante è soggetta a specifiche limitazioni: niente ancoraggi improvvisati, rispetto dei corridoi di sicurezza per nuotatori e mezzi autorizzati.
Il rientro: tempi, trucchi e gestione della fatica
Metti in conto che la risalita sia la parte più impegnativa. Parti con anticipo per evitare il sole a picco. Procedi a ritmo costante, idratandoti a piccoli sorsi. Fermati in ombra breve, non sederti troppo a lungo per non raffreddare le gambe. Se hai lasciato acqua in fresco in auto, mentalmente avrai la tua “ricompensa” pronta.
Un trucco da nonno: contare i tornanti nel greto, come piccole tappe. Il ritmo mentale aiuta più di quanto si pensi. E ricorda che la quota cala piano ma inesorabile: l’importante è non guardare troppo in alto, bensì al passo successivo.
Alternative slow e soste culturali sul Golgo
Se vuoi arricchire la giornata, l’altopiano del Golgo offre soste storiche e naturalistiche: la chiesetta campestre di San Pietro, le profonde voragini carsiche (le “piscine” naturali), antichi ovili e il paesaggio pastorale che racconta un mondo antico. Per chi ha gamba e guida qualificata, i cammini storici del Supramonte collegano baccus e codule, con varianti che i dati del settore indicano in crescita, grazie a un turismo lento sempre più attento a qualità e autenticità.
Evita però di improvvisare itinerari tecnici o porzioni del celebre percorso costiero per esperti: certi tratti richiedono corde, orientamento fine e competenze di progressione su cenge. Come dicono le linee guida dei club alpini, “la difficoltà reale comincia dove finisce la segnaletica ufficiale”.
Cosa cambia nella pratica con le regole di tutela
Il contingentamento, la prenotazione digitale e le limitazioni sugli accessi dal mare non sono una complicazione gratuita, ma il risultato di anni di monitoraggio su erosione, rifiuti e impatto acustico. Modelli simili, applicati in altre aree mediterranee protette, indicano che la pressione umana ridotta produce benefici rapidi sulla vegetazione pioniera e sull’habitat dei piccoli organismi costieri. Cala Goloritzé non fa eccezione.
Per l’escursionista, questo significa pianificare: scegliere orari, consultare disponibilità, rispettare finestre di accesso e rientro. In cambio, l’esperienza è più silenziosa, le foto hanno meno “folla in campo” e i passaggi sul sentiero si fluidificano. In un’epoca di overtourism, questa è la strada che tutela sia il luogo sia chi lo visita.
In sintesi: la bussola del viaggiatore consapevole
Se parti da Su Porteddu, segui la segnaletica, cerca il baccu e non inseguire belvederi non richiesti. Prenota l’accesso, alleggerisci lo zaino del superfluo e porta rispetto: per il sentiero, per chi lavora alla sua manutenzione e per chi, come mio nonno, ha tracciato con i passi di una vita le vie che oggi percorriamo per passione.
Goloritzé ti ripagherà con la sua semplicità feroce: luce, roccia, mare. E un insegnamento che vale per ogni cammino sardo tra montagne e coste: il percorso giusto è spesso quello che scende dritto nel cuore della valle, lontano dalle scorciatoie apparenti.

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