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Sentiero della Vecchia Ferrovia Mandas-Arbatax: viaggio tra ponti, gallerie e panorami unici sulla Sardegna interna

📅 25 Agosto 2026✍️ di Orietta Siddi⏱️ 6 min di lettura

Il tracciato ottocentesco che collega Mandas alla costa di Arbatax attraversa altipiani calcarei, gole e boschi di leccio. Oggi è un itinerario percorribile a piedi per tappe, alternando il sedime dismesso della ferrovia, strade di servizio e sentieri comunali. È un viaggio tecnico e paesaggistico che richiede pianificazione, rispetto dell’infrastruttura e consapevolezza degli ecosistemi attraversati.

Contesto storico e tecnico del tracciato

La linea fu costruita a fine XIX secolo con scartamento ridotto di 950 mm, ovvero la distanza tra le facce interne delle rotaie inferiore allo standard europeo di 1.435 mm. Questa scelta consentì raggi di curvatura più stretti e pendenze più pronunciate, adatti alla morfologia montana dell’Ogliastra.

La pendenza longitudinale massima è di circa 25‰ (2,5%), con raggi minimi di curvatura nell’ordine dei 100–120 m. I ponti alternano archi in muratura di pietrame locale e viadotti reticolari metallici, progettati per carichi ferroviari ma oggi da considerare con prudenza per l’uso escursionistico. Le gallerie presentano sezione a volta in pietra o calcestruzzo non armato, sagoma limite ridotta e microclima umido costante.

La gestione moderna della linea è di tipo turistico stagionale, con convogli storici su tratte attive. Di conseguenza, l’itinerario a piedi utilizza per continuità i tratti effettivamente dismessi e, dove necessario, percorrenze parallele su carrarecce o viabilità minore. L’accesso al binario in esercizio è vietato e pericoloso.

Come organizzare l’itinerario

La pianificazione si basa su tre elementi: continuità del percorso, logistica dei rientri e sicurezza nelle opere d’arte. I principali punti di accesso sono le ex stazioni e i caselli raggiungibili su asfalto o sterrato: Mandas e Isili sul versante della Trexenta-Sarcidano; Seui, Ussassai e Gairo Taquisara nell’area dei “Tacchi”; Lanusei ed Elini in quota prima della discesa verso il mare.

Per cartografia si consiglia la CTR Sardegna 1:25.000 o equivalenti e una traccia GPX aggiornata. L’attrezzatura minima comprende scarponi con suola scolpita, lampada frontale da almeno 300 lumen per le gallerie, casco leggero per protezione da stillicidio e piccole cadute di pietrisco, giacca antipioggia comprimibile, kit di pronto soccorso e visibilità alta nelle ore crepuscolari.

I collegamenti su gomma stagionali possono supportare i rientri; dove non disponibili, è utile organizzare navette tra punti tappa. L’approvvigionamento idrico non è continuo: occorre partire con scorte adeguate, specialmente in estate.

Segmento Distanza Dislivello ± Tempo stimato Difficoltà CAI Note infrastrutturali
Mandas – Isili 18 km +250 m / -180 m 5 h E Sedime regolare, alcuni ponticelli in muratura; gallerie brevi
Seui – Ussassai – Gairo Taquisara 22 km +520 m / -680 m 7 h EE Viadotti storici con passerelle laterali, gallerie lunghe e non illuminate
Lanusei – Arbatax 28 km +120 m / -1.050 m 8–9 h E Discesa panoramica, tratti su strade bianche parallele e sedime

Ponti e gallerie: lettura delle opere e regole di sicurezza

Un viadotto reticolare metallico è una struttura a travi con elementi diagonali che ripartiscono i carichi; per un escursionista rappresenta un attraversamento esposto. Dove mancano camminamenti laterali continui, è preferibile deviare su tracciati alternativi indicati dalle amministrazioni locali. Camminare sulle traverse sospese è sconsigliato per rischio di inciampo e vuoti irregolari.

Le gallerie storiche hanno ventilazione naturale ridotta. L’illuminazione frontale deve garantire profondità di campo di almeno 30 m; in presenza di condensa, i fasci ampi riducono l’abbagliamento. Il casco limita l’impatto con la volta in tratti bassi. In caso di presenza di chirotteri, l’attraversamento va eseguito in silenzio e con luce schermata per minimizzare il disturbo.

Dal punto di vista giuridico, molte opere d’arte rientrano nella tutela del patrimonio culturale e paesaggistico prevista dal D.Lgs. 42/2004. Gli accessi seguono regolamenti comunali e ordinanze; è necessario rispettare eventuali divieti temporanei per lavori o rischio idrogeologico. Nei tratti in esercizio ferroviario il transito è vietato.

Paesaggi e biodiversità lungo il percorso

Il tracciato attraversa il sistema dei “Tacchi” d’Ogliastra, tavolati carbonatici incisi da gole e inghiottitoi carsici. Ai margini si osservano le leccete miste con ginepro e fillirea, su substrati calcarei e scistosi. Sui versanti basaltici del Sarcidano si alternano pascoli arborati e sugherete.

Il corridoio ecologico che segue la ferrovia ospita rettili termofili, rapaci come il falco pellegrino e mammiferi notturni. Alcuni tratti ricadono in aree della Rete Natura 2000, con vincoli su specie e habitat. L’escursionista riduce l’impatto rimanendo sul percorso esistente e programmando le uscite fuori dai periodi riproduttivi delle specie sensibili.

Le gole laterali drenano bacini torrentizi soggetti a piene improvvise nei mesi autunnali. Le incisioni più profonde offrono finestre geologiche su bancate calcaree e sequenze vulcaniche sovrapposte, leggibili nei tagli delle gallerie dove l’affioramento mette in evidenza fratture, filoni e livelli di alterazione.

Stazioni e comunità: servizi, accoglienza, memoria

Le ex stazioni fungono da nodi di sosta e informazione. In diversi casi, locali riadattati ospitano punti di ristoro stagionali o spazi espositivi sulla storia della ferrovia e dei mestieri di binario. Le associazioni locali e le Pro Loco organizzano visite guidate e assistenza logistica su prenotazione.

Nei centri interni, la cultura materiale si riconosce nelle lavorazioni del sughero, nei formaggi di montagna e nella panificazione tradizionale. L’escursionismo lento contribuisce a economie diffuse: pernottamenti in case storiche, taxi-rifugio per i rientri serali, noleggio di mountain bike per combinare tratti su ruote e tratti a piedi.

A margine del tracciato, alcune cavità ipogee note agli speleologi offrono letture complementari del paesaggio sotterraneo. Non rientrano nell’itinerario standard e richiedono guide qualificate e attrezzatura specifica; la loro citazione indica la stretta relazione tra ferrovia, carsismo e acque sotterranee che caratterizza questi territori.

Stagioni, meteo e gestione del rischio

I periodi migliori sono primavera (aprile–giugno) e autunno (settembre–ottobre), con temperature moderate e fioriture o colori del foliage. L’estate richiede partenze all’alba, riserva d’acqua e gestione del caldo; l’inverno impone attenzione a ghiaccio in galleria e fango sul sedime.

Prima di partire è opportuno consultare i bollettini meteo locali e gli avvisi su incendi boschivi. Dopo precipitazioni intense, rinviare i segmenti con attraversamenti su passerelle scoperte o guadi. In caso di vento forte, evitare la sosta sui viadotti e le creste esposte.

La comunicazione di itinerario a un referente, l’uso di traccia GPS e la verifica dello stato delle batterie sono pratiche raccomandate. In aree con copertura mobile discontinua, un power bank e mappe offline riducono i rischi di disorientamento.

Etica del cammino e manutenzione del sedime

Il sedime ferroviario è un’infrastruttura storica. Ogni intervento di pulizia dei sentieri o rimozione di ostacoli va concordato con i proprietari e le amministrazioni competenti. Lasciare chiusi cancelli e staccionate, non spostare pietre di delimitazione, non asportare reperti metallici o lapidei.

Nei passaggi in aree pascolive, moderare il passo e mantenere la distanza dagli animali. L’uso di bastoncini è consigliato sui tratti sconnessi, evitando contatti con le parti metalliche dei ponti che possono presentare corrosione o spigoli vivi.

Documentare criticità (frane, cedimenti, vegetazione invadente) con foto georeferenziate aiuta gli enti nella pianificazione di interventi mirati. La condivisione responsabile di tracce e varianti evita l’apertura di sentieri paralleli che frammentano gli habitat.

Note finali per un viaggio consapevole

La vecchia ferrovia tra Mandas e Arbatax è un laboratorio a cielo aperto di ingegneria storica e geografia della Sardegna interna. Il cammino a tappe, pianificato con rigore, restituisce ponti e gallerie come pagine tecniche da leggere con calma. La relazione con le comunità rende l’itinerario più sicuro e più ricco: l’accoglienza locale, la manutenzione diffusa e l’attenzione agli aspetti normativi e ambientali sono la chiave per conservarne il valore nel tempo.

Orietta Siddi

Orietta ha vissuto a lungo nella Barbagia esplorando grotte e sentieri con gruppi locali di speleologia. Nei suoi articoli trasmette le emozioni di chi esplora il sottosuolo e il paesaggio sardo, unendo dettagli sulle aree meno note e storie di comunità accoglienti.