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Scoprire le miniere dismesse del Sulcis a piedi: itinerario tra archeologia industriale e paesaggi misteriosi

📅 4 Settembre 2026✍️ di Fabio Lecis⏱️ 4 min di lettura

<p>Il Sulcis, nell’estremo sud-ovest della Sardegna, regala ai visitatori attenti un museo a cielo aperto di archeologia industriale. Miniere dismesse, gallerie abbandonate e ruderi di impianti di estrazione si snodano tra colline brulle e vegetazione resistente. Questo itinerario a piedi consente di toccare con mano la memoria di una comunità che per secoli ha scavato nelle viscere della terra per estrarre carbone, piombo e zinco.</p>

<h2>Un paesaggio segnato dal lavoro sotterraneo</h2>

<p>Camminare nel Sulcis significa confrontarsi con un territorio trasformato dall’industria estrattiva. Le vecchie strutture dei pozzi non sono semplici resti: raccontano la vita dei minatori e le loro famiglie, le comunità che pulsavano intorno a questi luoghi. I piedi calpestano tracce di binari arrugginiti, sfiorano muri di arenaria scura dove un tempo rotolavano carri pieni di minerale.</p>

<p>La miniera|tecnologia mineraria qui non è solo storia. È una lezione di economia regionale, di lotte operaie, di sviluppo e declino. Gli anziani del posto ancora ricordano i fischi delle sirene all’alba, il suono delle picconate nella roccia, l’odore di polvere e sudore nelle gallerie.</p>

<h2>Itinerario consigliato: dalle miniere di carbone ai villaggi fantasma</h2>

<p>Iniziate da Carbonia, la città costruita ex novo nel 1938 per ospitare i minatori. Le sue architetture razionaliste rimangono impressionanti: piazze regolari, casermoni in tufo rosso, una chiesa dalle linee fasciste. Da qui, risalite verso Gonnesa e il comprensorio minerario vero e proprio.</p>

<p>Il percorso tocca il Monte Narba e la zona delle miniere di San Giovanni. Una passeggiata di quattro-cinque ore, non difficile ma esposta al sole: portatevi acqua in abbondanza. I sentieri sono segnati, talvolta cedono alla vegetazione, ma restano agibili. Le aperture delle gallerie vi guarderanno come occhi scuri mentre camminate.</p>

<p>Passate dalle strutture di Serbariu, dove ancora si vedono gli imbocchi delle mine e i piazzali di carico. Qui il silenzio è assoluto. L’aria è più fresca, filtra dalle profondità della terra. Procedete poi verso Gonnesa vecchia, dove le case abbandonate si arrampicano su per il pendio come in una strada fantasma.</p>

<h2>I villaggi minerari e la memoria industriale</h2>

<p>La ricchezza di questo territorio non sta solo nei ruderi. Consiste nelle tracce di una civiltà parallela, quella dei villaggi minerari costruiti per accogliere gli operai e i loro nuclei familiari. Case modeste, talvolta con orti, servizi comuni, chiese piccolissime.</p>

<p>Nuraxi Figus e Serbariu ne sono gli esempi più eloquenti. Qui vivevano centinaia di persone. Oggi restano muri, finestre vuote, qualche mosaico ancora intatto sul pavimento di una cucina. I vecchi minatori raccontavano di una solidarietà particolare tra le famiglie: la miniera univa e proteggeva, creava una comunità compatta anche nel pericolo costante.</p>

<p>Le scuole elementari, gli ambulatori, i circoli ricreativi: tutto era stato pensato per far sentire questi uomini parte di qualcosa di più grande. Oggi quel qualcosa è sparito, ma le fondamenta rimangono, come accuse silenziose di uno stato d’abbandono.</p>

<h2>Perché visitarli a piedi, non in auto</h2>

<p>La velocità dell’auto annulla la percezione. A piedi, invece, il paesaggio vi entra dentro. Sentite il calore della terra, il vento che scende dalle crepe delle rocce, l’odore aspro della vegetazione xerofila. Notate i dettagli: una maniglia di ferro, un’incisione su una pietra, il segno di uno zoccolo di animale sul terreno.</p>

<p>Camminare permette anche di ascoltare. Se siete fortunati, incontrerete i vecchi del Sulcis, coloro che ancora vivono nei paesi circostanti e che erano figli o nipoti di minatori. I loro racconti aggiungono carne alle ossa di questo itinerario.</p>

<p>Questo trekking non è una passeggiata turistica al senso tradizionale. È un’immersione in un tempo che non esiste più, tra paesaggi che la natura sta lentamente riconciliandosi. È il modo migliore per comprendere quanto il territorio sardo sia complesso, stratificato, e profondamente legato a dinamiche economiche che ne hanno plasmato l’identità.</p>

Fabio Lecis

Fabio, esperto di pesca sportiva, ha navigato per decenni le coste dell’Ogliastra in barca a remi e racconta luoghi poco frequentati tra i promontori sardi. Ha raccolto le narrazioni degli anziani pescatori e suggerisce itinerari per chi cerca silenzio e natura autentica.